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SUMMARY:Alla furca
DESCRIPTION:Ho voluto raccontare una vicenda ambientata in un medioevo vago e grottesco rappresentato non da cavalieri\, dame e valori cortesi ma da tempi bui e ridicoli. \nVolevo che tutto si trasformasse in una fotografia sul presente\, sulla nostra società. \nAlla Furca è la confessione di un piccolo potente\, un leone di carta che si pente e allo stesso tempo si auto assolve. \nL’impianto visivo\, traslato dal medioevo al contemporaneo\, mette in scena la confessione di un pentito\, compiuta dentro l’aula di un tribunale. \nVolevo che il dialetto siciliano diventasse lingua di scena\, fondendosi con la musica (di Flavio Riva). Una musica che parte da rumori di catene\, da suoni sgangherati di ferraglia. \nNon volevo che al centro della scena ci fosse un narratore ma una voce solista\, un personaggio (interpretato da Salvatore Tringali)\, simbolo dell’avidità del potere. \n“Mangia e bevi!”\, mi dicono: “E sii contento di averne”. \nMa come posso io mangiare e bere\, quando quel che mangio\, a chi ha fame lo strappo\, e manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua? Eppure mangio e bevo. (B. Brecht) \nOrazio Condorelli
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SUMMARY:Vaneggiare con cura
DESCRIPTION:Il signor Plof\, un uomo che passati i quaranta\, inizia a soffrire di una crisi esistenziale che lo avvolge da sempre e che lo sconforta\, tanto da portarlo a dichiararsi come “un pentito della vita; uno che ha sempre fatto la scelta sbagliata. Una merda\, va!”. \nEmarginato dalla psichiatria\, rimasto senza appoggi morali\, scisso nella sua personalità\, quest’uomo diventa consapevole che l’unico modo per riscattarsi\, è quello di raccontare le sue vicissitudini\, partendo dal suo nome\, Plof\, del tutto simile al suono emesso dallo stronzo\, nel momento in cui si scontra con l’acqua del cesso\, metafora della sua vita; e dall’identità\, contaminata dalla vergogna che prova per i suoi misfatti. \nDecide di aprire l’armadio del suo cuore al mondo ma indossando una maschera\, per celare quell’identità che solo se un giorno si sarà ricompattata\, potrà uscire da quella “vergogna”\, e tornare libera. \nSetacciare i fatti di quest’uomo\, che s’intrecciano lungo percorsi erotico-religiosi\, di schemi mentali\, fitti come circuiti elettronici\, di paure\, di manie\, offre lo spunto per una riflessione di carattere generale\, in cui tutti siamo coinvolti\, mettendo però alla berlina un solo individuo. \nLo spettacolo attraversa un primo momento relativo alle avventure personali di Plof\, per confluire in un’analisi “macro” di questi effetti\, “collettivizzati” e cuciti su tutti gli ascoltatori\, claudicanti in una Vita accelerata e folle come quella di oggi. \nIl messaggio trasversale che vuole portare con se il signor Plof è di trovare il coraggio\, seppur con qualche espediente come una maschera\, di uscire dalla propria armatura e offrire la propria mediocrità\, perché gli altri possano sapere chi siamo e da cosa possiamo partire per migliorarci. \nA differenza della piega che i tempi prendono\, in cui siamo tutti “costretti” a difenderci dal prossimo\, anche quando\, in una contesa\, siamo perdenti da subito.
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SUMMARY:D. O. C. Disturbo Ossessivo Compulsivo
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SUMMARY:Un posticino tranquillo - Delitti esemplari
DESCRIPTION:Un posticino tranquillo di Aldo Nicolaj è la rappresentazione nevrotica di una coppia stanca di tutto\, desiderosa solo di stasi e di silenzio. \nPer realizzare tale ambizione\, gli stravaganti Lello e Magda\, compiono una strage familiare che si espande altresì alle maestranze dell’edilizia intente a costruire nei pressi del loro “posticino tranquillo” e ad alcuni campeggiatori religiosi. \nL’arrivo inatteso di Folco\, l’ultimo zio della coppia\, genererà una estrema “buona azione” da parte di quest’ultima. \nIl testo\, irriverente\, è un concentrato di cinismo e di accadimenti quasi incredibili\, per la loro stranezza o eccezionalità. \n  \nDelitti Esemplari è un testo singolare di Max Aub. \nUno stuzzicadenti diventa il pretesto e l’arma per un delitto; un barbiere ossessionato dai brufoli dei clienti a cui fa la barba adotta una soluzione radicale; un cliente di un bar che gira e rigira ossessivamente il cucchiaino nella tazza viene freddato dal revolver della persona seduta di fronte a lui; l’uccisione di un’amante colpevole di guardare il soffitto mentre fa all’amore; un’animata discussione ad un semaforo tra una guardia e una donna passata col rosso si conclude tragicamente. \nIl sogno di un omicidio trasformato in realtà… una serie di resoconti immaginari\, più o meno dettagliati di delitti senza castigo\, o\, per dirla con Aub\, di «confessioni senza storia» da parte di alcuni killer ‘per caso’\, raccolte dall’autore nei paesi in cui ha vissuto e che «non hanno altro scopo che di spiegare il furore». \nInfatti si tratta di delitti spesso compiuti con un raptus improvviso per i motivi più disparati\, sorta di atto liberatorio che giunge non appena la misura è colma: per noia\, per ripicca\, per insofferenza\, per follia\, per personali idiosincrasie\, per divergenza d’opinione
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SUMMARY:Latte e biscotti
DESCRIPTION:Nucleo dominante della storia l’amicizia\, quella autentica\, disinteressata\, fatta di condivisione e disincanto. \nQuesto è quello che scopre Saverio quando si reca a Roma in casa della sorella Cristina. \nQui conosce il mondo di una donna che sapeva fosse speciale\, ma non così straordinaria\, che ha aperto la propria piccola dimora a tanti amici. \nDavanti ad una colazione fatta di latte e biscotti\, Saverio viene travolto dalla “vera” vita della sorella\, ne scopre l’anima gentile\, l’umanità\, il saper accogliere ed ascoltare e capisce che\, quell’allegra banda di personaggi\, a volte strani\, rafforza il filo di collegamento fraterno.
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SUMMARY:Io sono verticale
DESCRIPTION:E se la Bella addormentata non si risvegliasse dopo il bacio del principe?\nSe Cenerentola non calzasse mai quella scarpetta?\nSe il lupo avesse digerito Cappuccetto Rosso?\nSe il cacciatore avesse strappato il cuore dal petto di Biancaneve? \nIO SONO VERTICALE è questo. Una favola fallita senza morale \nIl sogno di una donna che racconta la “sua” storia confidando nel lieto fine che ogni bambina spera. \nLa drammaturgia originale è liberamente ispirata alla poetica di Sylvia Plath e alla sua biografia. \nPa Plath è stata vittima consapevole di un mondo maschile che ha sempre deciso per lei\, un mondo che l’ha censurata\, l’ha arginata e costretta nel ruolo di casalinga disperata sfornate torte di mele. Non è riuscita mai\, fino in fondo\, a esternare e a rendere completamente pubblico il suo pensiero. E così nasce “Io sono verticale”\, un diario emotivo che l’Attrice/Donna agisce e rivive\, un racconto bulimico condito da parole morsicate\, vomitate e sognate. \nIl Forno dentro il quale la Plath morirà suicida si trasforma in una piccola dimora/badia riecheggiante l’archetipo di una Favola Rosa. Ma Sylvia voleva davvero uccidersi? Forse desiderava solo\, in una sofferenza narcisistica\, urlare al suo microcosmo che esisteva\, che pensava\, che cuoceva idee con la sua di testa … dentro il suo di forno? \nE se mordere la Mela avvelenata fosse l’unica vera salvezza? \nForse bisognerebbe semplicemente tenere le scarpette strette ai piedi e accettare che il “lieto fine” non è obbligatorio né lastricato di mattoni gialli “svedesi”.
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SUMMARY:La felicità
DESCRIPTION:La felicità è il racconto di tre donne della Catania del 1968\, chiuse in casa\, mentre fanno cose da femmine. \nFuori è lontana la Catania che cresce\, si allarga\, s’allonga\, si stira\, come un pane in pasta\, la Catania dei cantieri edili\, con l’ambizione e la speranza di diventare la Milano del Sud. Fuori e troppo lontana l’aria sessantottina\, l’aria di rivoluzione che dilagava in quegli anni. \nQuelle donne le trovi ancora nei quartieri delle nostre città di provincia. Tali e quali\, fissate in eterno\, sospese e bloccate\, a recitare senza interruzione il rosario della loro esistenza\, sempre uguale\, sempre quello\, in ogni epoca… \nIl loro racconto svela desideri\, crucci\, angosce\, speranze di noi tutti. La loro in-felicità ci appartiene e ci sconquassa quando ci accorgiamo che dentro quel racconto ci siamo anche noi\, qui e ora\, in questo dolente 2018. \nCosa cavolo è la felicità…? Ce lo chiediamo di continuo\, la cerchiamo sempre\, ne banalizziamo il significato\, ci disperiamo per la sua mancanza… ma che cavolo è la felicità? \nUna miccia sempre accesa e che non si spegne\, come il vulcano\, l’Etna\, che ci minaccia e ci accoglie. Il suono inconfondibile delle voci disordinate dei quatteri catanesi\, che sono la nostra contestazione perenne. Il colore delle basole della città nera da cui sbummica feto e cauru\, che sono la nostra lotta dura di sempre. \nLa felicità è come immaginiamo sia stato il Sessantotto…
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SUMMARY:Dov'ero prima
DESCRIPTION:Una sala d’attesa che è uno spazio scenico e drammaturgico. \nIl segno dei tempi. Di “questi “ tempi” i nostri. Cicogna è in attesa\, in transito verso un nuovo mondo. “Quale “ mondo non lo sa neppure lei. Viene da “dov’ero prima “\, un’altra anticamera lunghissima\, un magazzino dell’eternità\, nel quale qualcuno l’ha tenuta come un articolo di negozio in attesa di trovare un acquirente che se la portasse a casa. Ma dov’è casa? Che cos’è casa? \nCicogna non lo sa. Prova a supporre\, ad immaginare. Cerca di mettere insieme\, di incollare gli uni agli altri\, i frammenti di vita che giacevano in magazzino insieme a lei\, nel mondo di “dov’ero prima”: vecchie foto\, vinili graffiati\, copie di riviste vintage\, qualche libro. \nMa chi è che li ha messi lì? Chi ha messo lei insieme a queste cianfrusaglie? Chi decide? Chi sceglie? Forse è Dio. Forse i suoi genitori. Forse nessuno. Forse è già nata. Oppure è già morta. \nCicogna non è sicura di niente. Non ha idea di quanti anni abbia\, né se abbia veramente un’età. Non sa neppure quale sia il suo vero nome\, né se ne abbia avuto uno: Cicogna è il nome che si è data da sola\, perché – nel posto di “ dov’era prima” – a tenerle compagnia\, c’era solo una vecchia cicogna impagliata. \nMa Cicogna è un tipo ottimista (qualunque cosa racchiuda il termine “tipo”) perciò aspetta con fiducia\, in questo limbo\, in questo luogo di transito\, in questo scalo dell’esistenza\, la sua nuova destinazione. Il suo posto. \nE con fiducia (fra spezzoni di grande letteratura\, canzoni accennate\, sogni e speranze) condivide con gli “altri” la sua personalissima ipotesi dell’essere. In attesa di intraprendere l’ultima parte del viaggio. Quella che\, definitivamente\, la traghetterà da “dov’ero prima” a “ dove sarò poi”.
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