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SUMMARY:Comu veni Ferrazzano
DESCRIPTION:(Comu Veni) Ferrazzano è a tutti gli effetti un esperimento scenico performativo\, un lavoro che si muove tra narrazione\, cunto e performance: nell’opera del Pitré\, Ferrazzano è presente più volte con tanti frammenti\, piccole storie che ne delineano il carattere ma non ne restituiscono un’ identità riconoscibile in unico racconto. \nFerrazzano ci condurrà pertanto tra le storie nelle storie\, passando da una a un’altra\, facendo scegliere al pubblico attorno a sé una o più storie delle tante che sarà in grado di raccontare\, quale primo esemplare delle posteggie ancora prima che queste fossero tali. Un personaggio denso capace di raccontare tutto e il contrario di tutto\, in un meccanismo aperto che si modifica di giorno in giorno\, cosi come lui era abituato a fare. Un tutto fare nella vita / Un tutto raccontare sulla scena. Un primordiale performer dei cunti e delle narrazioni. \nSono 35 e più le storie che Ferrazzano conosce: potrebbe raccontarle tutte fino a quando il pubblico ne avrà voglia o solo alcune di queste. Quali non è dato saperlo. Il pubblico sceglie da una bisaccia le storie sfidando Ferrazzano in un gioco ispirato a quello delle vecchie osterie\, sfidandosi “a chi la racconta meglio”\, con un bicchiere di vino quale premio o come pegno. \nE così\, come un tempo queste entravano e uscivano dal calesse del Pitrè\, oggi muoveranno il loro incedere dalla voglia di sentire una storia di uno spettatore e da un corpo capace di narrare con tutti i suoi mezzi a disposizione\, quello di Ferrazzano\, che vivrà questa sfida in un ambiente scenico che lo farà sentire un gigante\, o forse un nano sulle spalle di un gigante\, Giuseppe Pitré.
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SUMMARY:A pinna di Hu
DESCRIPTION:Si narra che un re\, divenuto cieco\, chiese ai due figli – un maschio e una femmina – di trovare la piuma di un pavone grazie alla quale avrebbe finalmente recuperato la vista. \nChi fosse riuscito nell’impresa\, avrebbe ricevuto l’intero regno in segno di gratitudine. La figlia del re fu la prima a mettere le mani sull’ambita piuma ma\, avido e invidioso\, il fratello fece cadere la sorella nel fiume e\, dopo essersi impossessato della piuma\, al cospetto del padre re si prese il merito dell’impresa. \nNel frattempo\, un pastorello che pascolava il suo gregge sulle rive dello stesso fiume vide una bella canna che spuntava dall’acqua e con essa si costruì un flauto che\, poggiato sulle labbra\, prese a suonare con la voce melodiosa della principessa… \nLo spettacolo è liberamente ispirato al racconto popolare siciliano dal titolo “Lu re di Napoli”\, uno dei tanti raccolti agli inizi del Novecento dallo scrittore ed etnologo Giuseppe Pitré. \nIl racconto è stato riadattato da Iridiana Petrone in uno spettacolo di narrazione in dialetto siciliano di cui è anche interprete. \nLe musiche popolari\, eseguite dal Quartetto Area Sud\, sono parte fondamentale della messa in scena che ha un forte legame\, nella forma e nella struttura\, con la tradizione dei cantastorie siciliani. \nSpettacolo per tutta la famiglia. Ingresso euro € 5\,00
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DESCRIPTION:Tre storie ad alta gradazione sessuale da vivere tutte d’un fiato\, proprio come tre SHOTS\, un preciso tipo di bicchiere\, piccolo e compatto\, che si utilizza per bere liquori puri\, non allungati con altre sostanze. \nTre storie\, liberamente ispirate dai racconti di Charles Bukowski\, che affrontano il rapporto uomo-donna con un comune obiettivo\, quello di dilatarne il perimetro sensibile\, il confine tra il magma viscerale che scaturisce dall’incontro di due esistenze e il mondo che li avvolge.
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SUMMARY:La morte e la fanciulla
DESCRIPTION:La vita\, apparentemente tranquilla\, di una coppia viene improvvisamente sconvolta da un evento inatteso che riporta alla luce un incubo latente. \nGerardo Escobar è un avvocato militante che si prospetta come uno degli uomini di punta dei rivoluzionari che\, da poco\, sono riusciti a restaurare la democrazia in un Paese latino-americano insanguinato da anni di dittatura; del crudele meccanismo repressivo di questa dittatura proprio la moglie di Gerardo\, l’attivista politica Paulina Salas\, è stata\, anni prima\, una delle vittime\, riuscendo a scamparla soltanto per puro miracolo. \nIl dottor Roberto Miranda – un medico che\, una sera\, ha avuto l’occasione di soccorrere Gerardo\, rimasto in panne con la macchina – è l’incubo: l’ospite inatteso in cui Paulina è convinta di riconoscere uno dei suoi antichi aguzzini. Un quarto\, misterioso\, personaggio – il cui ruolo si chiarirà in corso d’opera – si aggiungerà a complicare la situazione\, contribuendo a definire i contorni del terribile trauma di Paulina e riportando alla luce anche un particolare scheletro nel personale armadio di Gerardo. \n  \nLo spettro del passato mai dimenticato si materializza proprio nel momento in cui Gerardo è in procinto di avviare i lavori della commissione d’inchiesta che dovrà far luce sui crimini della dittatura appena rovesciata. \nCiò dà l’avvio ad un flashback che si tramuta in un vero e proprio psicodramma\, contornato da un gioco scenico di luci e ombre e condotto dalle note del celebre quartetto d’archi di Franz Schubert noto come La morte e la fanciulla: vale a dire il brano musicale che fungeva da colonna sonora delle torture inflitte a Paulina e agli altri prigionieri politici. \nNel corso di questa incalzante battaglia psicologica la natura stessa di ognuno dei personaggi verrà continuamente messa in discussione fino a far perdere allo spettatore l’esatta cognizione del Bene e del Male; persino le convinzioni politiche e morali del “democratico” Gerardo\, messe a confronto con il naturale istinto di vendetta della moglie\, subiranno un colpo fatale. \nE il finale\, apparentemente “dichiarato”\, non interverrà a sciogliere del tutto i nodi: l’assassino dell’esistenza (e della mente) di Paulina Salas\, forse\, è più di uno…
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SUMMARY:Quel Santo di mio padre
DESCRIPTION:Sicilia fine anni 70. Il piccolo Salvatore\, figlio di Lucia e Mariano Spanò\, racconta la sua vita partendo dall’incontro dei suoi genitori. Suo padre lavora per un noto boss locale e dagli atteggiamenti reverenziali che la gente del paese ha nei suoi confronti\, il bambino si illude che il padre sia un Santo in grado di far miracoli e realizzare qualsiasi desiderio gli venga chiesto. Così egli si convince che ogni atto di violenza del padre nei suoi confronti e in quelli dell’intera famiglia sia semplicemente dovuto alla troppa mole di lavoro e allo stress costretto a sostenere ogni giorno. Persuasosi di essere quasi parente di Gesù\, vive le sue giornate aspirando alla stessa santità del padre\, confidando nel suo potere divino e risolutore anche nelle situazioni più drammatiche \n \nGiuseppe Brancato (1982) dopo aver frequentato sin da adolescente il teatro amatoriale siciliano ha studiato recitazione presso l’Accademia di Teatro Contemporaneo Gesti diretta da Guglielmo Ferro. Ha lavorato per il Teatro Stabile di Catania negli spettacoli “Scupa” e “La ballata del vecchio Marinaio” e per il Teatro Stabile Biondo di Palermo nello spettacolo “Piccolo Grande Varietà” al fianco di Tuccio Musumeci. Per la televisione ha partecipato alla terza serie della fiction “Un medico in Famiglia”. \nAttualmente lavora per la compagnia Artisti Cilentani di Salerno\, interpretando Enea nel musical “Palinuro nocchiero di Enea”\, messo in scena anche a Milano Expo\, e Primo Levi nel musical “Se questo è un uomo”. Con la compagnia “Nave Argo” di Caltagirone lavora come attore nelle produzioni di Teatro per l’Infanzia.
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